Ci sono luoghi che sembrano nati per rendere legittimo l’eccesso. Montecarlo è uno di questi: una città-Stato grande poco più di un quartiere, ma abbastanza ricca da trasformare il parcheggio di una supercar in una scena sociale, il Gran Premio di Formula 1 in un rito mondano e un calice a bordo piscina in una dichiarazione patrimoniale. La “riccanza“, da queste parti, si presenta da sempre ben vestita, ben illuminata e con servizio impeccabile. Del resto, il Principato vive su un equivoco seducente: sembrare un rifugio esclusivo mentre si offre come il palcoscenico perfetto per chi vuole essere visto. Il mito contemporaneo di Monaco poggia su una precisa estetica del Novecento, inaugurata dal matrimonio del secolo tra il Principe Ranieri III e Grace Kelly. L’attrice di Hollywood, diventata principessa nel 1956, portò con sé un’idea di lusso aristocratico, sussurrato e algido, fatto di scatti rubati in Costa Azzurra, foulard di seta e un’eleganza intramontabile che trasformò la Rocca nel salotto d’Europa. Era il regno dell’esclusività assoluta. In quegli stessi anni, Aristotele Onassis ne intuiva la potenza commerciale: l’armatore greco acquisì nel 1953 il controllo della Société des Bains de Mer — la società che possedeva il Casinò e l’Hôtel de Paris — con l’obiettivo di fare di Monaco una piattaforma globale del lusso per finanzieri, attori e yacht. Già allora si consumava il conflitto tra l’idea di Ranieri, che immaginava uno sviluppo più turistico, e quella di Onassis, che sognava un’enclave per pochissimi.
"Mia figlia Nicole morì a 18 anni investita da un ubriaco. Per ricordarla trasformammo una piscina in un giardino delle farfalle, così è nato l'impero del Nikki Beach": la storia di Lucia Penrod
Da Miami a Saint-Tropez: Lucia Penrod svela la storia e la filosofia dietro il brand Nikki Beach.







