Con Love Letters (dal 2 luglio al cinema, titolo originale Des preuves d’amour, cioè “prove d’amore”), la regista francese Alice Douard firma la versione più lunga e più densa dell’avventura di una coppia di donne che decide di affrontare la maternità. Una maternità biologica, e quindi riconosciuta giuridicamente per una delle due, Nadia, che porta in grembo il bambino; una sfida sociale per l’altra, Céline, che deve affrontare un percorso a ostacoli per ottenere il via libera allo status di co-genitore.
Love Letters, film al cinema, trama, coppie omogenitoriali
2014, in Francia è stata varata la legge Taubira, che prevede il matrimonio egualitario. Nadia (Monia Chokri) e Céline (Ella Rumpf) aspettano il loro primo figlio grazie alla procreazione assistita. La prima porta in grembo il bambino, la seconda deve adottarlo per diventare a sua volta madre agli occhi della legge.
Céline parte quindi alla ricerca di 15 testimonianze di familiari e amici che provino che sarà una “buona madre”. Testimonianze essenziali affinché il suo dossier d’adozione sia solido (la legge da allora è cambiata, un riconoscimento preventivo facilita le cose). Nella sua ricerca, si scontra con lo sguardo altrui, l’omofobia, fino al confronto con la propria madre (la grande Noémie Lvovsky), pianista di fama, rimasta assente durante la sua infanzia. Sull’argomento Douard aveva già girato un cortometraggio L’Attente (e aveva vinto il César).







