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Simona Lorenzetti

Depositata una querela per maltrattamenti in famiglia e omicidio. La figlia: «Mia madre trattata con superficialità»

La famiglia di Mihaela Belecciu, la donna di 39 anni che domenica 21 giugno ha ucciso la figlia tredicenne e poi si è tolta la vita, ha depositato in procura una denuncia formale in cui si ipotizzano i reati di maltrattamenti in famiglia e omicidio. Nel documento — corredato da chat estrapolate dal telefono della donna e dalle testimonianze di chi ogni giorno la vedeva perdere sempre più il contatto con la realtà — è raccontato l’ultimo anno di vita di Mihaela: dal rapporto burrascoso con il marito — che l’aveva abbandonata per un’altra donna, lasciandola piena di debiti — ai ripetuti tentativi di suicidio con il corredo di visite mediche in cui — secondo i familiari — sarebbe stato sottovalutato il quadro clinico della donna e il rischio suicidio.

Per la famiglia — assistita dall’avvocato Maurizio Punturieri — la fine del matrimonio e la conflittualità con il marito avrebbero segnato il declino psicofisico di Mihaela, degenerato poi nell’omicidio della figlia. Non solo, i parenti mettono sotto accusa anche i medici e gli specialisti che in questi mesi si sono interfacciati con la 39enne. A cominciare da coloro che l’hanno visitata dopo il tentativo di suicidio del 17 aprile, quando la donna aggredì per la prima volta la figlia minorenne. Mihaela venne accompagnata al pronto soccorso e il medico chiese subito che venisse sottoposta a consulenza psichiatrica. Dopo l’incontro con la specialista, però, la 39enne venne mandata a casa — «non si ravvedono motivi per trattenerla», venne scritto nel referto — con l’invito a rivolgersi al Centro di salute mentale per una visita «non urgente».