La procura dei minori aveva avviato un’“indagine sociale” sulle condizioni di Isabella, la tredicenne uccisa domenica 21 giugno dalla madre Mihaela Belecciu. Perché, dopo che la donna aveva tentato il suicidio due mesi prima, erano partite le segnalazioni ai servizi sociali e alla stessa procura per valutare le condizioni di vita della ragazzina.
E gli psichiatri del Centro di salute mentale avevano incontrato due volte la 39enne prima che disertasse il terzo appuntamento, fissato per il 18 giugno. Hanno anche provato a chiamarla ma lei non ha risposto al telefono. E tre giorni dopo, approfittando del fatto che la figlia di 20 anni fosse andata a dormire dal fidanzato, ha strangolato la secondogenita e si è impiccata nel loro appartamento di via Domodossola, nel quartiere Parella di Torino: «Proprio ieri ho depositato in procura chat eloquenti e i referti del ricovero di aprile», spiega l’avvocato Maurizio Punturieri, cui si è rivolta la famiglia, che dalla scorsa settimana denuncia di «essere stata abbandonata dalle istituzioni e dai servizi».
L’inchiesta della polizia, coordinata dal pm Roberto Furlan, sta analizzando i rapporti passati con l’ex marito, definiti «tossici» dai familiari e segnati da forti litigi. Non solo, l’uomo aveva una vita parallela con un’altra donna in Svizzera e a fine marzo ha mandato a Belecciu un selfie con l’amante per scoraggiarla dal salire su un Flixbus e raggiungerlo: per questo è stato anche sentito dagli investigatori come persona informata sui fatti, visto che una delle ipotesi è che la donna abbia strangolato la figlia per una sorta di vendetta trasversale nei confronti dell’ex marito.






