La stretta del governo Usa ad Anthropic, una delle aziende più avanzate nello sviluppo dell’IA, è caduta. E, forse, anche lo scontro tra la big tech e Donald Trump è giunto al termine. Nella notte italiana è stato interrotto il veto imposto dalla Casa Bianca a due dei modelli più avanzati della startup statunitense: Claude Fable 5 e Mythos 5. Due settimane fa, Anthropic aveva disabilitato l’accesso a Fable 5 e Mythos 5 per rispettare una direttiva di controllo del Governo che citava «l’autorità di sicurezza nazionale» governativa sull’export. In pratica, a tre giorni dal lancio commerciale dei due modelli, Washington aveva ordinato che l’accesso alle IA fosse interrotto per «qualsiasi cittadino straniero, all’interno o all’esterno degli Usa» per «motivi di sicurezza». Ritenendo però impossibile filtrare i propri utenti in base alla nazionalità, Anthropic si era trovata costretta ad annunciare lo stop generale, osservando che la decisione di Trump «non rispetta i principi» di «un processo normativo trasparente, equo e chiaro». Ora qualcosa è cambiato: il Dipartimento del Commercio ha rimosso i controlli sulle esportazioni e Anthropic è pronta a «ripristinare l’accesso domani» - come annunciato su X – e a fornire «presto un aggiornamento».Di fatto, la repressione governativa contro Anthropic era coincisa con una rapida crescita dei modelli open-source cinesi, che si stanno dimostrando quasi altrettanto capaci e certamente più economici dei modelli statunitensi più avanzati. Il brusco stop imposto alla startup statunitense li avrebbe favoriti: negli scorsi giorni, diversi dirigenti e investitori tecnologici avevano espresso preoccupazione a Donald Trump, temendo che il veto ad Anthropic desse tempo prezioso agli sviluppatori cinesi per recuperare terreno nella corsa all’IA. In realtà, la big tech e il Governo Usa non hanno mai davvero interrotto la collaborazione: Howard Lutnick, segretario al Commercio, aveva concesso ad Anthropic il permesso di rilasciare Mythos 5 a un gruppo selezionato di aziende e agenzie federali. In una lettera indirizzata all’azienda e consultata da Cnbc, il segretario aveva confermato che erano in atto «adeguate garanzie» per permettere a «partner di fiducia» di accedere al modello. «Nelle ultime due settimane – scrive Lutnick nella lettera -, abbiamo lavorato a stretto contatto con Anthropic per analizzare e approvare Fable 5 al fine di garantire l'allineamento tra il governo degli Stati Uniti e rafforzare la leadership americana nell'IA». In altre parole, lo sviluppo prosegue ma a condizione che passi dal vaglio della Casa Bianca.Negli scorsi mesi, del resto, più volte Anthropic aveva rifiutato la linea dura imposta da Donald Trump. Soprattutto sull’impiego dell’IA a scopi bellici. Due erano i limiti imposti dalla società di Dario Amodei: il rifiuto della sorveglianza di massa sugli statunitensi e il rifiuto dello sviluppo di armi autonome capaci di uccidere senza intervento umano. Per questo motivo, il Governo Usa aveva, prima, classificato Anthropic come un «rischio per la catena di fornitura della Difesa» e, poi, aveva interdetto l’uso dei suoi modelli a tutte le agenzie governative. Adesso è lecito aspettarsi che il rapporto tra Trump e Amodei sia più sereno, ma non è ancora chiaro se questo significhi che la big tech ha rinunciato a tutti i suoi veti sull’impiego dell’IA nell’industria bellica.Intanto, a mettere in guardia sui pericoli dell’abuso di modelli generativi in settori strategici è il primo rapporto del Panel scientifico internazionale indipendente sull’IA, pubblicato stamani e redatto per fornire agli Stati membri Onu le basi necessarie «per orientare lo sviluppo tecnologico verso il bene comune». È il primo frutto del lavoro di quaranta esperti indipendenti, nominati a marzo dall’Assemblea generale, che lavoreranno per tre anni allo scopo di fornire soluzioni e indirizzi politici alle sfide poste dall’IA. Tra i rischi su cui si concentrano i professionisti nella prima relazione – per l’Italia è stato selezionato Silvio Savarese, informatico che insegna a Stanford – il primo è l’uso malevolo dell’IA in settori critici. Le capacità tecniche dei modelli “frontier” – i più avanzati sul mercato al momento –, secondo gli studiosi, permetterebbero anche a privati inesperti di causare danni su vasta scala. Nel campo delle biotecnologie, ad esempio, i modelli generativi abbassano la soglia di competenze necessarie per sviluppare e diffondere agenti bioingegnerizzati. «Potrebbe crescere il pericolo di innescare pandemie generate intenzionalmente – scrivono i professionisti – ed è un rischio ancora poco compreso». Non solo, i sistemi agentici più sviluppati permettono ormai anche di automatizzare la scoperta di vulnerabilità dei software che gestiscono infrastrutture critiche – come la Pubblica amministrazione o la Difesa – a una velocità molto superiore di quella umana. E, infine, l’IA è sempre più largamente impiegata anche per coordinare operazioni malevole nei mercati finanziari globali. «Mancano metodi affidabili per mantenere il controllo su sistemi di IA altamente autonomi – concludono gli esperti nominati dall’Onu –. Non vi sono garanzie scientifiche che gli agenti di IA non violino le istruzioni impartite e si moltiplicano le prove di casi in cui queste violazioni si sono già verificate».