Ambizioni strategiche e militari sempre più spregiudicate.

Un numero di soldati considerato come fortemente insufficiente.

Il “nuovo” Giappone - quello che si sta progressivamente distaccandosi dall’anima pacifista di cui si era dotato dopo la Seconda guerra mondiale -, è sempre più stretto in questa tenaglia.

Sotto la guida del primo ministro Sanae Takaichi, Tokyo sta accelerando i piani per aumentare la spesa per la difesa al 2% del Pil, sta sviluppando capacità di attacco a lungo raggio e sta espandendo il proprio ruolo operativo in un contesto regionale sempre più “movimentato”.

Secondo gli analisti, questa ricalibratura strategica verso una deterrenza più attiva è dettata in gran parte dalla paura “per la modernizzazione militare cinese, l'attività missilistica nordcoreana e l'incertezza sulla capacità strategica a lungo termine degli Stati Uniti”.