“Con l’abrogazione dell’abuso d’ufficio e con lo svuotamento del traffico d’influenze la magistratura ha sempre meno strumenti per combattere la corruzione. Così si rischia di legalizzare un determinato tipo di sistema e una serie di fenomeni che sono attorno alla corruzione stessa o lo sono già, ma che per essere scoperti hanno bisogno della presenza dei reati spia”. A sottolinearlo Marco Grasso e Vincenzo Bisbiglia, giornalisti del Fatto Quotidiano e autori de “La Repubblica delle mazzette”, edito da PaperFirst, nel corso della presentazione del libro sulla nuova Tangentopoli italiana al Parco Nemorense di Roma. Nel corso dell’iniziativa, moderata dall’inviata di Piazzapulita – La7 Roberta Benvenuto e alla quale hanno partecipato anche l’ex sindaca di Roma e consigliera capitolina M5s, Virginia Raggi e il penalista Roberto De Vita, Bisbiglia e Grasso hanno raccontato come sono cambiati negli anni i fenomeni corruttivi, partendo dal caso Toti in Liguria e trovando un filo rosso che lega tutta la penisola, da Venezia a Bari, da Roma a Milano.

Spesso, è stato ricordato, la corruzione contemporanea cambia pelle, passa da forme meno visibili: consulenze, finanziamenti privati, incarichi, favori, accessi privilegiati. “È una corruzione senza più le mazzette, senza più partiti, ma sempre più difficile da contrastare”. Anche perché è una corruzione “mimetizzata, immateriale” – sottolinea Bisbiglia – “fondamentalmente uno scambio di favori, di interessi”. E ancora: “C’è questa nuova categoria, di broker, facilitatori, di comitati di affari, che si inserisce tra la politica e il mondo dell’imprenditoria, che fa da collegamento tra questi mondi, coniugando interessi. Poi si crea quel patto corruttivo che non sempre i magistrati riescono a intercettare. O se anche lo intercettano, poi fanno fatica a dimostrarlo, perché spesso a livello processuale rischia di non reggere”.