“La vicenda di Toti è come se fosse stata cancellata“. Così Marco Grasso, ai Giardini Luzzati di Genova, presenta insieme a Vincenzo Bisbiglia “La Repubblica delle mazzette”, il libro PaperFirst sulla nuova Tangentopoli italiana. Si parte dalla Liguria: l’inchiesta del 2024 che ha travolto il sistema dell’ex governatore Giovanni Toti, chiusa con un patteggiamento, e una regione che, secondo Grasso, “ha fatto pochi conti con quello che è accaduto”.
Gli autori mettono in relazione casi diversi, da Venezia a Bari, da Roma a Milano. La mazzetta non sparisce. A volte, racconta Bisbiglia, si trova ancora “coi soldi in buste termosaldate, come fanno i narcotrafficanti“. Ma spesso la corruzione contemporanea passa da forme meno visibili: consulenze, finanziamenti privati, incarichi, favori, accessi privilegiati. “È una corruzione senza più le mazzette, senza più partiti, in un contesto in cui la magistratura ha sempre meno strumenti per indagarla”, dice Grasso.
Francesco Pinto, magistrato di lungo corso, definisce il libro “una sorta di radiografia del potere“. Ai tempi di Tangentopoli, ricorda, il denaro passava dai partiti. Oggi il baricentro si è spostato verso lobby economiche, consulenti, commissioni, pratiche formalmente regolari. Per spiegare il salto, Pinto cita il giudiziarista Luigi Ferrarella: “Bei tempi quando la corruzione era una cosa semplice. Allora la mazzetta frusciava, l’atto contrario ai doveri d’ufficio si vedeva, corruttore e corrotto avevano contorni più netti”.






