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Doveva essere un processo mediatico al direttore de Il Tempo Daniele Capezzone. Si è trasformato, nel giro di poche ore, nell’ennesimo boomerang per il Movimento 5 Stelle. In altre parole, erano partiti per suonarle e sono stati suonati. Convinti di mobilitare la propria base e di stringersi attorno a Giuseppe Conte, i pentastellati hanno scelto di attaccare frontalmente Capezzone, indicato come il principale responsabile della pressione politica che ha portato l’ex presidente del Consiglio ad annunciare le dimissioni dalla Commissione Covid per poter essere ascoltato in audizione.

L’affondo arriva nel primo pomeriggio. Sui canali social del Movimento compare la foto del direttore de Il Tempo, accompagnata da un titolo che non lascia spazio a interpretazioni: «Continuano a gettare sterco sul nostro presidente». Subito sotto viene riportata una citazione rivolta a Conte: «È uno ayatollah della pochette, il grande imam del lockdown». Il messaggio finale è una promessa di battaglia: «Non ci fermeranno». Ma è proprio a quel punto che il copione cambia. Invece di raccogliere consenso, il post viene sommerso da decine di commenti critici. Molti utenti, anziché difendere l’avvocato di Volturara Appula, gli chiedono di rispondere alle domande della commissione senza rifugiarsi, ancora una volta, dietro il ritornello del «non era mia competenza» o del «non ne sapevo nulla».