Nel Tavoliere delle Puglie il grano è già stato mietuto, ma la campagna non è finita. Tra le stoppie e le rotoballe accatastate ai margini dei campi, l’aria sa di cenere. Una coltre di fumo resta sospesa sull’orizzonte del Foggiano, dove gli incendi si susseguono da giorni e gli agricoltori parlano a bassa voce di una nuova escalation della guerra della paglia. Quest’anno, raccontano le associazioni di categoria, qualcosa è cambiato: il crollo del prezzo del grano avrebbe reso meno redditizie le tradizionali richieste di denaro e la pressione della criminalità si sarebbe spostata sul controllo della paglia, lo scarto della produzione cerealicola diventato merce preziosa. La domanda cresce: la cercano gli allevatori per le lettiere delle stalle, la cercano gli impianti a biomasse che la utilizzano come combustibile. E dove aumenta il valore di un prodotto, aumenta anche l’interesse delle organizzazioni criminali. Le fiamme segnano il paesaggio. Secondo una stima definita “grossolana” da Coldiretti e Cia, sarebbero già oltre 15 milioni di metri quadrati di raccolti andati in fumo, incendi quasi sempre di origine dolosa. Numeri difficili da verificare con precisione, ma che restituiscono la dimensione dell’allarme.