Dopo le storiche cause ambientaliste, l'attivista americana (resa celebre da un film del 2000) si sta preparando per la nuova battaglia
«Se i data center sono così fantastici, perché vengono costruiti in segreto?». Una domanda, il titolo di un post sul proprio blog, ma anche tutto il significato di una delle sue numerose battaglie per difendere chi crede di non aver voce contro i ricchi e potenti. E invece Erin Brockovich ha più volte dimostrato che non sempre le grandi aziende hanno la meglio in tribunale. E adesso si prepara per una nuova lotta.
Il suo nome è diventato famoso in tutto il mondo grazie all'omonimo film del 2000 interpretato da Julia Roberts. Ma in patria, negli Stati Uniti, è conosciuta già dalla sua prima class action che, da semplice impiegata di uno studio legale, ha seguito e portato alla vittoria: all'inizio degli anni Novanta, infatti, si era fatta voce dei cittadini di Hinkley, in California, dopo che le false acquifere erano state avvelenate da uno sversamento di cromo esavalente causato dalla compagnia dell'energia, la Pacific Gas and Electric Company, che aveva provocato tumori e altre gravi malattie ai residenti. Grazie al suo ostinato impegno, alla fine la compagnia ha dovuto risarcire più di 600 persone con 333 milioni di dollari. Oggi questo stesso ostinato impegno lo sta concentrando sul problema della costruzione dilagante di enormi data center negli Usa.









