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L’attivista per l’ambiente Erin Brockovich, diventata notissima negli anni Duemila grazie al film che si chiama come lei, ha avviato un progetto negli Stati Uniti per mappare i data center, cioè gli stabilimenti che conservano e gestiscono grandi quantità di dati e che negli ultimi anni sono stati costruiti in gran fretta per far funzionare i sistemi di intelligenza artificiale.

Brockovich ha spiegato che da tempo sentiva le persone raccontare di data center costruiti nelle loro comunità senza che fossero state informate. Ha avviato l’iniziativa il 27 aprile, chiedendo a chiunque fosse preoccupato per un data center costruito vicino a casa sua di segnalarglielo. In poco più di un mese ha ricevuto 3674 segnalazioni. Sulla mappa consultabile sul suo sito al momento ci sono 33 data center attivi, 53 in costruzione e 34 progetti in attesa di essere approvati.

L’obiettivo del progetto, dice Brockovich, è aiutare le persone a rendersi conto della rapidità con cui i data center si stanno moltiplicando negli Stati Uniti.

Le preoccupazioni rispetto alla costruzione dei data center sono diverse: il cospicuo consumo d’acqua per il raffreddamento dei server, l’aumento del costo dell’energia elettrica per la popolazione locale e il rumore. I sistemi di raffreddamento infatti producono un ronzio persistente, che può essere sentito anche a grande distanza. Brockovich scrive anche che in alcune segnalazioni si parla di animali malati, ma che quello che i cittadini hanno cominciato a lamentare più di tutto è la mancanza di trasparenza nei progetti di chi costruisce questi impianti ingombranti e invasivi.