Contenuto tratto dal numero di giugno 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Per anni il dipartimento legale è stato trattato come una voce di bilancio costosa, ma necessaria. Il general counsel veniva quasi visto come una figura da contenere quando andava bene, da esternalizzare quando possibile. Soprattutto, da sentire solo quando strettamente necessario, perché percepito come bloccante: no all’operazione rischiosa, no al contratto ambiguo, no alla campagna al limite della compliance. Poi qualcosa è cambiato.

Da una parte la normativa si è fatta contesto imprescindibile in cui si muove il business: è diventato impossibile pianificare operazioni commerciali senza progettare per tempo servizi e prodotti conformi, pena sanzioni e rischi reputazionali enormi. Dall’altra il diritto è diventato la leva su cui costruire valore: brevetti e marchi da valorizzare, nuove opportunità da cogliere in mercati aperti dalle normative, reputazione da consolidare grazie a regole che favoriscono la trasparenza, sostenibilità del business e dell’impresa familiare grazie ad accordi blindati e programmazione di lungo periodo. Per capire come questo cambiamento si declini nella pratica, abbiamo chiesto ad alcuni tra i protagonisti del mercato legale di raccontarlo in prima persona.