Articolo tratto dal numero di maggio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

di Giulia Zoia

In un mondo dove un solo lavoratore assistito dall’IA può fare il lavoro che prima richiedeva dieci persone, l’avvocatura italiana oscilla tra la strenua difesa della tradizione e l’inevitabile innovazione. Al centro del dibattito non c’è solo il ripensamento della gavetta per i giovani praticanti o la gestione dei rischi legati all’affidabilità degli algoritmi, fuori e dentro le aule dei tribunali, ma la tutela stessa del rapporto fiduciario tra avvocato e cliente. La vera sfida, poi, riguarda lo stravolgimento del modello di business degli studi legali.

Ne abbiamo parlato con Ginevra Aloisi, docente di legal tech all’Università Bocconi e partner di Irnerius, società di consulenza strategica fondata da Andrea Arosio, che aiuta i dipartimenti legali e gli studi a ridisegnare la governance e il modello di business, proprio alla luce dell’IA.

L’IA rischia di azzerare la necessità di assumere praticanti negli studi o diventerà lo strumento per liberarli dalle attività più ripetitive?