HomeRiminiCronacaDisordini allo stadio. Inchiesta sugli ultras di estrema destra. Riminese indagatoAvviso di garanzia e perquisizione per un trentenne nell’indagine della Procura di Bergamo sui fatti avvenuti durante la sfida tra Italia e Irlanda del Nord. Per i sette coinvolti avviato anche l’iter per il Daspo.Avviso di garanzia e perquisizione per un trentenne nell’indagine della Procura di Bergamo sui fatti avvenuti durante la sfida tra Italia e Irlanda del Nord. Per i sette coinvolti avviato anche l’iter per il Daspo.Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciC’è anche un 30enne di Rimini, già conosciuto dalle forze dell’ordine e ritenuto vicino al mondo del tifo organizzato, tra i sette ultras raggiunti da un avviso di garanzia e da un decreto di perquisizione domiciliare nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Bergamo sui disordini avvenuti durante la partita di calcio tra Italia e Irlanda del Nord, disputata il 26 marzo scorso e valida per le qualificazioni ai Mondiali. L’operazione è scattata nella mattinata di ieri. Gli uomini della Digos della Questura di Bergamo, con il supporto delle Squadre mobili e delle Digos delle Questure di Rimini, Roma, Genova, Vicenza, Fermo e Pesaro e il coordinamento della Direzione centrale della Polizia di prevenzione, hanno eseguito le perquisizioni nelle abitazioni dei sette indagati. Inoltre sono stati notificati gli avvisi di garanzia. Per tutti è stata inoltre avviata la procedura amministrativa che potrebbe portare all’emissione del Daspo, il provvedimento che vieta l’accesso agli impianti sportivi. L’accusa contestata è quella di violenza privata aggravata. Secondo gli investigatori, i sette farebbero parte del cartello "Ultras Italia", gruppo composto da tifosi provenienti da diverse città italiane che si presenta anche con il nome "I ragazzi con i tricolori", per le bandiere italiane con il nome della città di provenienza esposte durante le partite della Nazionale. Per la polizia il gruppo è caratterizzato da un’impostazione ideologica di estrema destra. L’inchiesta nasce da quanto accaduto sugli spalti dello stadio di Bergamo prima del fischio d’inizio della partita. Quel giorno circa un centinaio di appartenenti al gruppo, dopo essere entrati in curva sud, avrebbe raggiunto la parte bassa e centrale del settore, dove erano già presenti numerosi tifosi con regolare biglietto, comprese famiglie con bambini. Sempre secondo la ricostruzione della Procura, gli ultras avrebbero occupato l’area con modalità ritenute intimidatorie e prevaricatorie, costringendo gli spettatori a spostarsi per consentire al gruppo di assistere compatto all’incontro. L’indagine è stata ricostruita attraverso l’analisi delle immagini del sistema di videosorveglianza dello stadio, integrate dalle denunce presentate dagli spettatori e dalle testimonianze raccolte nei giorni successivi. I sette indagati sono ritenuti, a vario titolo, gli autori materiali o i coordinatori dell’azione. Tra loro figura anche il 30enne riminese, già noto alle forze dell’ordine per l’attuale o passata vicinanza agli ambienti del tifo organizzato e già destinatario, come altri indagati, di provvedimenti di polizia in ambito sportivo. Un altro componente del gruppo dovrà inoltre rispondere dell’accusa di indebito superamento delle barriere dello stadio: secondo la ricostruzione degli investigatori sarebbe riuscito a entrare nell’impianto senza biglietto, accodandosi a un’altra persona per eludere i controlli degli steward. L’inchiesta prosegue ora per definire nel dettaglio le responsabilità dei singoli partecipanti ai fatti del 26 marzo. Parallelamente al procedimento penale, la Questura di Bergamo ha avviato l’iter per l’adozione dei provvedimenti di prevenzione nei confronti di tutti i sette indagati, che potrebbero essere colpiti dal Daspo, con il conseguente divieto di accesso agli stadi e alle manifestazioni sportive. Le perquisizioni domiciliari hanno consentito agli investigatori di acquisire ulteriore materiale ritenuto potenzialmente utile per ricostruire i rapporti tra gli indagati e l’organizzazione del gruppo, elementi che saranno ora esaminati nell’ambito dell’inchiesta. Gli accertamenti della Procura di Bergamo proseguiranno nelle prossime settimane anche attraverso l’analisi del materiale sequestrato e l’eventuale ascolto degli indagati, mentre resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.