Un fiume di banconote è stato spedito in pacchi destinati a soggetti residenti in città di Francia, Spagna, Finlandia e Polonia, ma anche ad AscoliSono stati arrestati tre ascolani che insieme ad altre persone sono indagati dalla Procura di Lanciano per aver stampato una grande quantità di banconote false, di tutti i tagli previsti per il conio italiano. Due di loro sono stati posti all’obbligo di dimora dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Lanciano. L’arresto è stato eseguito ieri mattina dai carabinieri di Napoli. Una misura cautelare lieve in quanto il loro ruolo sarebbe comunque marginale rispetto agli altri tre soggetti, due finiti in carcere mentre per una donna di origini ascolane sono stati disposti i domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico. Il pericolo di reiterazione del reato è la motivazione alla base dell’arresto. Tutti erano stati interrogati a fine maggio scorso in base al meccanismo introdotto dalla riforma Cartabia che, per determinati reati come la spendita di banconote false, prevede che prima di procedere all’arresto la Procura interroghi i soggetti interessati. Seria la posizione dell’ascolana 52enne, residente in provincia di Chieti dove insieme al compagno e gli altri due complici è accusata da aver stampato banconote false per svariate centinaia di migliaia di euro, ma anche moneta dell’Uganda. "Rischio sette anni di carcere" avrebbe detto la donna in una comunicazione intercettata dagli investigatori. Un timore che però non le ha suggerito di interrompere l’attività illecita. Un fiume di banconote è stato spedito in pacchi destinati a soggetti residenti in città di Francia, Spagna, Finlandia e Polonia, ma anche ad Ascoli. Le indagini del Nucleo Operativo Antisofisticazione Monetaria di Napoli e dalla Guardia di Finanza, iniziate a dicembre 2024 grazie ad una fonte confidenziale, hanno riguardato due stamperie clandestine, collegate fra loro, che erano state allestite nel chietino nelle abitazioni dell’ascolana e del compagno. La Procura di Lanciano ha motivato la richiesta di detenzione cautelare in carcere per i cinque uomini sostenendo che potrebbero continuare a stampare soldi falsi anche se posti agli arresti domiciliari, tenuto conto della "solida clientela su cui possono contare. In sede di interrogatorio preventivo i due indagati, difesi dagli avvocati Umberto Gramenzi e Pierluigi Acciaccaferri, hanno cercato di rimarcare la marginalità della loro posizione nella vicenda, negando in particolare di aver mai messo in circolazione le diverse banconote false sequestrate dagli inquirenti presso alcuni istituti di credito di Ascoli.