"I frequentatori di quella struttura andavano identificati e perseguiti per poi rivalersi nei loro confronti". Secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale, Jacopo Toccaceli, c’era forse una possibilità di recuperare un po’ di verità rispetto a quanto accaduto circa dieci anni fa all’interno di una struttura di Palombina che la Diocesi di Ancona aveva dato in uso al Comune di Ancona per l’accoglienza dei senza fissa dimora e migranti. Al momento di ricevere indietro l’edificio, la Diocesi l’ha permutato, venduto e poi si è proceduto alla demolizione, per poi presentare una denuncia e una richiesta di risarcimento danni al Comune per quasi 60mila euro.
Era il 2016 e oggi, dopo ripetuti tentativi di mediazione, andati a finire male, tocca all’attuale amministrazione comunale pagare una cifra che si aggira di poco al di sotto di 40mila euro, 25mila per i danni e il resto per le spese legali. Una sentenza, quella del tribunale di Ancona, considerata discutibile ieri mattina durante una commissione consiliare sia dall’assessore al patrimonio Angelo Eliantonio che dal dirigente dell’area servizi, Giorgio Foglia: "Allora il comune non ebbe la possibilità di fare una contro perizia e qui sta il concetto di sentenza discutibile, seppur sempre da accettare" ha commentato Foglia che ha discusso con Toccaceli proprio sulle presunte responsabilità oggettive dell’allora dirigenza politica e tecnica dei servizi sociali. Non va dimenticato che i frequentatori del centro erano soprattutto persone senza dimora e certo non in grado di poter pagare multe o risarcimenti.






