"Le scuse da parte di Rfi sono inaccettabili. La stazione di Pontassieve resta un percorso a ostacoli insuperabile per chiunque abbia una mobilità ridotta". L’attacco arriva dal capogruppo di opposizione di Alternativa Comune in Consiglio comunale di Pontassieve, Alessandro Cresci. "Da ormai due anni, ovvero dall’inizio del mandato a metà 2024, l’ascensore di collegamento ai binari risulta perennemente fuori servizio - dice Cresci -. Una situazione di degrado ed abbandono inaccettabile per lo snodo ferroviario, specchio di una rete infrastrutturale ormai al collasso". Eppure in questo periodo Cresci rivendica di aver presentato segnalazioni, comunicazioni ufficiali ed interrogazioni, scrivendo - anche - a Rfi per denunciare i disservizi.
"Le risposte arrivate dall’azienda - prosegue Cresci - sono però sempre le stesse: usate le scale o contattate il servizio di assistenza, scaricando il problema sugli utenti. A questo si aggiunge il totale immobilismo della Giunta locale, che assiste passivamente al disservizio senza far valere la propria voce per tutelare i cittadini. A distanza di due anni ci troviamo dunque di fronte ad un muro di gomma. L’assessora ai Trasporti e alla Mobilità, interpellata più volte in aula con le nostre interrogazioni, non ha mai fornito risposte esaustive, limitandosi a balbettare scuse. Ma il paradosso più grande riguarda le barriere architettoniche: l’amministrazione si riempie la bocca con la parola inclusione, ma tollerare che l’unica infrastruttura di accesso ai treni sia negata a disabili, anziani e famiglie per mesi interi dimostra come l’accessibilità sia solo propaganda. Sentirsi dire da Rfi che le alternative sono fare le scale o attivare laboriose procedure di assistenza è un insulto. Il Comune deve svegliarsi e pretendere una soluzione immediata. Basterebbe far transitare e fermare i treni nei binari dove gli ascensori funzionano, ovvero 1, 5 e 7. È altrettanto paradossale e vergognoso che, a fronte di possibili aumenti del costo del biglietto su tratte già martoriate, il servizio peggiori ogni giorno. L’ascensore rotto - conclude Cresci - non è un semplice disservizio tecnico, ma una vera e propria discriminazione che nega il diritto fondamentale alla mobilità".







