Riccione (Rimini), 1 luglio 2026 – Raccontano che ci vollero cento giorni per costruirlo. Ma ne basterà uno soltanto, il 23 settembre di quasi un secolo dopo, per demolire un mito. Era l’agosto del 1929, quando al Gran ballo della stampa, presente Edda Mussolini, si dava inizio alle danze nei saloni del Grand Hotel di Riccione.

Al posto di un vecchio ospizio, il commendator Gaetano Ceschina aveva commissionato un maestoso edificio in stile Coppedé per accogliere l’élite fascista al seguito del Duce. Inizia l’età dell’oro per il cinque stelle affacciato sul lungomare: aristocratici, celebrità, notabili, un paio di famiglie reali. Ma i cristalli dei saloni brillano per poco. Con la guerra le stanze vengono occupate dal comando delle truppe alleate. Corsi e ricorsi della storia, che per l’hotel dei Ceschina ha in serbo i capitoli più bui.

Nel 1976 Mario Ceschina, l’erede della dinastia milanese, viene rapito. Di lui non si sa più nulla, il suo corpo non verrà mai ritrovato. Unica traccia alcune banconote usate per pagare il riscatto. Un mistero, che anticipa i capitoli successivi di una storia maledetta. Mussolini al Grand Hotel nel ’35. Il Duce utilizzò l’albergo anche per vertici politici