A pochi giorni dalla celebrazione dei 250 anni della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America (4 luglio 1776), la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito in una sentenza di 194 pagine che si è cittadini americani per diritto di nascita. Se Trump ha perso, si tratta invece di una vittoria della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti (USCCB ). Nella causa Trump v. Barbara (docket n. 25-365) discussa nell’aprile 2026, l’USCCB aveva infatti presentato a fine febbraio 2026, un amicus curiae brief (insieme a CLINIC, Catholic Legal Immigration Network) a sostegno dei ricorrenti contro l’amministrazione Trump.
Si è trattato di un’iniziativa senza precedenti della Chiesa cattolica americana. L’insegnamento di Papa Francesco e di Papa Leone ha mosso all’azione la Conferenza episcopale i cui membri complessivamente all’inizio di quest’anno erano stati prudenti nei confronti dell’Amministrazione Trump, se si esclude un appello pubblico del novembre 2025 a favore della dignità di tutti i migranti, con documenti o senza.
I vescovi hanno difeso la cittadinanza per nascita come principio costituzionale (14º Emendamento) e morale, radicato nella dignità umana intrinseca di ogni persona, indipendentemente dallo status dei genitori. Hanno definito l’ordine esecutivo di Trump (EO 14160) come “immorale”, perché priverebbe bambini innocenti della cittadinanza, rendendoli potenzialmente apolidi e violando la dignità umana e l’insegnamento cattolico. Hanno argomentato che lo ius soli è coerente con la tradizione occidentale, la Costituzione americana e gli insegnamenti della Chiesa (dignità umana, sussidiarietà, appartenenza sociale).










