Un manager di alto livello di Balenciaga, in forza allo stabilimento di Scandicci con uno stipendio da 250mila euro l'anno, è stato licenziato per una lunga serie di condotte moleste e umilianti nei confronti delle dipendenti del suo reparto. Il Tribunale di Firenze ha respinto il ricorso dell'uomo contro il licenziamento, ritenendolo pienamente legittimo: secondo i giudici l'uomo avrebbe creato «un ambiente di lavoro caratterizzato da mancanza di rispetto, degradante e umiliante per le lavoratrici». Lo riporta il Corriere della Sera.
Dalle battute sessiste agli episodi più gravi A incastrare il manager sono state le testimonianze delle lavoratrici del suo reparto, raccolte durante un'indagine interna avviata dall'azienda dopo che un sondaggio anonimo aveva fatto emergere un punteggio molto basso alla voce «discriminazioni». Le dipendenti, inizialmente reticenti, hanno poi raccontato i fatti in colloqui individuali riservati, senza la presenza dei superiori. Tra gli episodi più gravi contestati al manager, quello avvenuto nel 2022 durante una riunione di lavoro, quando avrebbe legato una dipendente a una sedia con un elastico davanti ai colleghi.Le donne hanno raccontato anche di essere state vittime di apprezzamenti fisici non richiesti, pacche e vere e proprie sculacciate, oltre a inviti a non indossare reggiseno o intimo sul posto di lavoro. Non sarebbero mancati neppure episodi con connotazioni discriminatorie su base etnica e religiosa: a una lavoratrice di origini ebraiche, dopo averle chiesto se fosse marocchina, l'uomo avrebbe rivolto un commento volgare sui rapporti sessuali tra ebrei. Le frasi e i commenti contestati Diverse le frasi choc riportate dalle testimoni in aula. Simulando il suono di una campanella, il manager avrebbe annunciato alle colleghe: «Ragazze è l'ora del sesso». A una lavoratrice avrebbe detto senza mezzi termini «tu mangi in continuazione» e «sei ingrassata», portando in ufficio una bilancia e invitandola a pesarsi ogni giorno. Una collega sarebbe invece stata allontanata con la frase «spostati, quella è la fila di chi ha le poppe e tu non le hai». Le dipendenti hanno raccontato anche di essersi viste mostrare dei vibratori sul posto di lavoro. Per il giudice Barbara Fatale, della sezione Lavoro del Tribunale di Firenze, questi comportamenti «denotano indifferenza e spregio della professionalità e della dignità delle colleghe, degradante e mortificante», ragione per cui il licenziamento dell'uomo, arrivato il 27 novembre dopo un procedimento disciplinare, è stato giudicato legittimo a tutti gli effetti.








