"È arrivato il momento che io torni, il mio dovere è stare accanto al mio popolo". Maria Corina Machado morde il freno e annuncia alla Fox la sua intenzione di rientrare prima possibile nel Venezuela martoriato dal terremoto. Una mossa con cui la Premio Nobel oggettivamente sfida l'asse tra l'amministrazione Trump e il governo di Delcy Rodriguez.

Probabilmente si rende conto che il clima di unità nazionale che si respira nel suo Paese, sconvolto dalla tragedia, potrebbe blindare la leadership della sua avversaria storica, rinviare le elezioni e allontanare ogni orizzonte di transizione politica.

Però in questo modo irrita gli Stati Uniti. La sintonia tra Trump e Rodriguez, già consolidata da mesi, si è ulteriormente rafforzata in questi giorni drammatici: gli Usa sono stati i primi ad arrivare in forze in soccorso del governo chavista.

Sei mesi dopo aver catturato Nicolas Maduro, gli elicotteri dei Marine sono tornati in Venezuela, stavolta non per sparare ma per spalare. Per non parlare poi degli aiuti che Washington ha mandato a Caracas del valore di circa 300 milioni di dollari.

Un appoggio pieno, non solo materiale ma anche politico: intervistato da Univision, l'incaricato d'affari Usa a Caracas, John M. Barrett, ha difeso a spada tratta la condotta del governo rispetto alle tante critiche emerse negli ultimi giorni, negando le accuse circa i ritardi negli aiuti e di aver edulcorato il bilancio delle vittime: "L'impegno del governo venezuelano è totale. Le forze armate del Venezuela stanno lavorando fianco a fianco con quelle degli Stati Uniti. Il governo di Rodriguez è stato del tutto trasparente nelle comunicazioni", ha detto Barrett.