La decisione annunciata dal Governo norvegese di limitare in modo significativo l’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale generativa nelle scuole, vietandone l’impiego agli studenti fino ai tredici anni e subordinandone l’uso, per le fasce successive, alla supervisione degli insegnanti o a percorsi progressivi di educazione critica, segna probabilmente uno dei primi tentativi politicamente espliciti di ricondurre l’intelligenza artificiale educativa entro una cornice di proporzionalità pedagogica, costituzionale e giuridica, nella quale il minore non è considerato soltanto utente vulnerabile di una tecnologia, ma soggetto in formazione, titolare di un diritto allo sviluppo pieno e non surrogabile delle proprie capacità cognitive fondamentali.