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Quanti legal drama abbiamo seguito negli anni, con una formula piuttosto consolidata: un caso da risolvere, un tribunale, un avvocato brillante e un verdetto finale? Oggi, però, le serie più interessanti del genere sembrano voler offrire al pubblico non soltanto la suspense processuale, ma soprattutto personaggi complessi, fragili e moralmente ambigui. È in questo scenario che si inseriscono due delle produzioni più interessanti del momento: The Evil Lawyer e Senza giudizio. Due serie Netflix diverse per stile, ambientazione e tono narrativo, ma accomunate dalla volontà di andare oltre il semplice racconto giudiziario.

The Evil Lawyer è una serie thailandese che prende avvio da una situazione estrema: Mek, un giovane avvocato idealista, viene accusato di un omicidio che sostiene di non aver commesso. Per salvarsi è costretto a rivolgersi a Jittri, una celebre legale che, pur di vincere in aula, è disposta a utilizzare metodi discutibili e percorsi tutt'altro che lineari. Strategie che tuttavia, permettono spesso di far emergere interessi nascosti che altri avrebbero preferito lasciare sepolti.

La serie si muove in una zona grigia dove il confine tra giusto e sbagliato diventa sempre più sfumato. I protagonisti si confrontano con compromessi e dilemmi morali continui e il tribunale diventa il teatro di una battaglia che non riguarda soltanto i processi, ma anche la coscienza di chi vi prende parte.