Grazie all’operazione coordinata dalla Distrettuale antimafia della Procura di Roma ed eseguita dai reparti speciali e territoriali dei Carabinieri, è stato individuato e arrestato il commando pesantemente indiziato di aver realizzato l’attentato contro Sigfrido Ranucci del 16 ottobre scorso.

Adesso che i riflettori si riaccendono su una delle vicende più inquietanti degli ultimi mesi conviene richiamare alla memoria il quadro di insieme nel quale si collocò l’esplosione e per ciò va assunta come stella polare la dichiarazione odierna di Ranucci raccolta dalle agenzie: “Bisogna capire se ci sono altri livelli”.

In verità pare scontato che vi siano “altri livelli” dal momento che i magistrati che hanno provveduto agli arresti parlano esplicitamente di una squadra che avrebbe operato su commissione, dietro pagamento e che avrebbe, nel periodo successivo all’esecuzione dell’attentato, posto in essere specifiche condotte volte a depistare eventuali indagini.

Attorno al “cratere” di quella notte, che avrebbe potuto essere molto più devastante visto che le auto coinvolte erano alimentate a gas, si possono utilmente ordinare gli elementi emersi durante l’audizione in Commissione parlamentare antimafia del 4 novembre 2025, pure in parte secretata.