Carmelo Cinturrino non è più un poliziotto. L’assistente capo della Polizia di Stato del Commissariato Mecenate accusato dell’omicidio di Abderrahim Mansouri a Milano, è stato ufficialmente destituito. La notizia è stata diffusa oggi ma Cinturrino è stato espulso con un provvedimento del Capo della Polizia, Vittorio Pisani, del 20 maggio scorso, che gli è stato notificato in carcere il 22 maggio.

L’ex agente si trova recluso nel carcere milanese di San Vittore accusato dell’omicidio volontario del pusher Mansouri, avvenuto al cosiddetto “Boschetto della droga” di Rogoredo il 26 gennaio scorso durante un’operazione antispaccio. Il Tribunale del Riesame il 5 maggio ha infatti respinto le richieste di concessione degli arresti domiciliari, confermando la misura di custodia cautelare in carcere. A Cinturrino viene contestata anche “l’aggravante della premeditazione”. In sostanza, secondo l’accusa, progettò di assassinare Mansouri. Diversi i capi di imputazione a lui contestati tra questi anche estorsione, percosse, spaccio ma anche sequestro di persona, concussione, arresto illegale, calunnia, falso, depistaggio e rapina.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, il 26 gennaio Cinturrino ha ucciso volontariamente il 28enne marocchino nel boschetto con un solo colpo “mirando alla sagoma” e “sparando con coscienza e volontà” per poi orchestrare una messinscena, sistemando anche una pistola finta vicino al cadavere, e tentando di sviare le indagini mentendo e facendo pressione sui colleghi perché sostenessero l’ipotesi di una legittima difesa che non è mai esistita. Sono in totale sette gli agenti indagati per un totale di 43 capi di imputazione. Un’inchiesta che ha aperto uno squarcio, con accuse che hanno svelato l’esistenza di una squadretta di poliziotti che dal 2024 a Milano ha operato fuori della legge.