«Ero convinta di trovare l’aula piena di gente. Invece, tolti i familiari e i giornalisti, tra il pubblico ero seduta solo io. Per tutta la durata dell’udienza non ho fatto altro che pensare la stessa cosa: Martina si sentiva sola da viva, come traspare dai suoi messaggi, ed è rimasta sola adesso che non c’è più».
Un velo di tristezza attraversa lo sguardo di Alessandra Cuevas. Sua madre Teresa Buonocore, fu vittima del femminicidio commissionato dall’uomo che aveva abusato della figlia. Oggi Alessandra porta avanti il nome di Teresa con un’associazione che si occupa delle donne e dei familiari delle vittime di violenza. Venerdì scorso, 26 giugno, Cuevas era a Palazzo di Giustizia per la seconda udienza del processo sul femminicidio di Martina Carbonaro, assassinata a colpi di pietra il 26 maggio 2025, ad Afragola, dall’ex fidanzato Alessio Tucci. Aveva solo 14 anni.
A che cosa si riferisce quando dice che Martina è stata lasciata sola?
«Mi sarei aspettata di vedere in Corte di Assise associazioni ed esponenti della società civile che potessero sostenere la madre, Fiorenza, e i suoi familiari in un frangente così delicato. Con questo intento ero lì anche io. Ma purtroppo, ad eccezione della fondazione Polis, non è venuto nessun altro».






