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«L’inazione del governo sulla crisi climatica è irresponsabile. Quella che stiamo vivendo non è una semplice emergenza meteo, bensì gli effetti della crisi climatica, che è diventata una questione di sicurezza nazionale. Giorgia Meloni la smetta col negazionismo e le guerre ideologiche». Quella di Angelo Bonelli è la versione aggiornata del vecchio e glorioso «Piove, governo ladro». Solo che oggi il proverbio ha fatto carriera: «Fa caldo, governo Meloni». In pratica, qualunque cosa accada nel cielo diventa subito una prova schiacciante dell’inadeguatezza dell’esecutivo. Il meteo, ormai, è diventato un sondaggio politico. Colpisce la naturalezza con cui Bonelli riesce a sostenere che il Governo dovrebbe «agire sulla crisi climatica», come se un esecutivo in carica da meno di quattro anni avesse acceso il termostato del pianeta e poi perso il telecomando. La domanda, allora, è inevitabile: dov’erano Bonelli e i paladini della sinistra ambientalista quando il mondo andava avanti a colpi di conferenze, piani, strategie, agende e grandi annunci verdi? Perché per anni ci hanno spiegato che bastava una direttiva, una «Cop», un commissario europeo e un po’ di retorica ben stirata per salvare il pianeta. Poi, però, il pianeta ha continuato a fare il pianeta, e la realtà ha avuto la cattiva abitudine di non leggere i comunicati stampa.