Neanche di fronte al caldo record di questo giugno Meloni ha detto mezza parola sulla crisi climatica e su come indende affrontarla. Ma il silenzio è il peggior negazionismo possibile.

Niente, non ce la fa. Giorgia Meloni va a “Dieci minuti" da Nicola Porro su Retequattro e parla di tutto: Trump, Vannacci, Quirinale, legge elettorale, commissione Covid, voli americani e basi italiane, piano casa, salari, sicurezza, remigrazione, tutto. Ma no, ancora una volta, non una parola sul caldo da record di questi giorni, sulla crisi climatica che l’ha generato, sulle 25 in bollino rosso di oggi, sull’Italia paralizzata tra blackout e mezzi pubblici che non funzionano, su tempeste improvvise che arrivano e scoperchiano i palazzi, come ieri a Milano. Nulla di nulla. Può essere che non fosse tra i temi preferiti dell’intervistatore, eh. Può essere che se ne sia dimenticata. Può essere tutto, ma siamo assaliti dal leggerissimo sospetto che non sia una dimenticanza casuale. Perché in effetti, Meloni, di crisi climatica non ne parla mai. A memoria nostra e dei motori di ricerca, l’ultima dichiarazione sul tema è datata 2024 – due anni fa – ma magari è Google che sbaglia. E anche allora se la cavò con un “è una realtà sempre più presente nelle nostre vite”. Poi solo silenzio. Se non per attaccare le politiche ambientali europee, quel Green New Deal che lei e il suo partito si sono prodigati a smontare negli ultimi due anni, come se il problema fosse “l’ambientalismo ideologico” e non il clima fuori controllo. E di quello, in effetti, della loro lotta contro l’ambientalismo e le politiche green, Meloni e i suoi hanno parlato spessissimo. Persino quando riceve 14 miliardi dall’Europa per lo sviluppo delle energie rinnovabili, Meloni fa un video sorridente e parla dell’Europa, dei 14 miliardi, ma non dice mai “energie rinnovabili”, come se non esistessero. Non parlare di crisi climatica, tuttavia, non la fa esistere meno. E Meloni può fare lo struzzo, ignorarla, far finta che non esista. Ma prima o poi, se vorrà governare il Paese anche nei prossimi cinque anni, dovrà dirci che vuole fare per provare a evitare un altro giugno come questo, che fare per contribuire a tagliare le emissioni di CO2 in atmosfera che stanno contribuendo a far impazzire il clima, o anche solo per mitigarne gli effetti. Se la sua strada maestra dell’energia in Italia è sempre quella degli idrocarburi, se anche lei come La Russa pensa che diventeremo i Caraibi, o se invece c’è un pensiero su come ridurre le emissioni, cambiare le città e rendere meno devastante la vita di chi non si può permettere di tenere acceso il condizionatore per 24 ore al giorno, ammesso che ce l’abbia, o è costretto a lavorare in condizioni proibitive e rischia di rimanerci secco ogni maledetta estate. Stare zitti, invece, è il peggior negazionismo possibile. Quello ideologico, di chi non vuole riconoscere la realtà anche quando ce l'ha di fronte.