I bookmaker inglesi da tempo non lo quotano più. Una dichiarazione di Angelo Bonelli (Avs), infatti, è più scontata di una cambiale, più monocorde di uno scacciapensieri e più noiosa di un basso continuo senza modulazione. Poiché “piove, governo ladro” è roba ottocentesca e lui è un progressista spinto, meglio insistere sul ritornello che qualsiasi cosa accada in cielo, in terra e in ogni luogo, la colpa è di Giorgia Meloni, o perché non abbastanza svelta da prevenire o non abbastanza accorta nel risolvere. Poteva mancare la sortita sui disastri del maltempo a Rimini e sulla Romagna? Non potendo scagliare i suoi fulmini contro Giove Pluvio che già ci mette di suo, e neppure mettersi controvento a Eolo per le raffiche a 120 chilometri orari, perché non prendersela con la leader, tanto per essere fedeli a sé stessi? Il portavoce a metà dei Verdi, che parla per due e straparla per tre, ha puntato subito il ditino accusatorio contro il presunto negazionismo di Giorgia Meloni sul cambiamento climatico, collegandolo pure al Ponte sullo Stretto che vuole il ministro Matteo Salvini; poco ci manca che non la chiami in causa per l’estinzione del Dodo e il vizietto dell’uccello fratino di nidificare in spiaggia incurante dei bagnanti e dei turisti. Bonelli è un vero portento nel mettere insieme mele e pere e confezionare la macedonia della propaganda con tonitruanti proclami, e programmi che neanche la bacchetta di Mago Merlino potrebbe realizzare in un amen.