La cifra di Angelo Bonelli è la sproporzione, l’iperbole frustrata, il fossato mai colmato tra i desideri dell’Io e il riscontro della realtà. Angelo Bonelli ha un cognome che rimanda alla saga di Tex Willer, ma non comanda nemmeno in casa sua, è co-leader di Avs, co-portavoce di Europa Verde, protagonista sempre e solo quando è spalla, un caso cronico di vorrei ma non posso.
Per questo quando ieri ha avuto uno scatto d’orgoglio televisivo, spiazzando David Parenzo con quel «posso venire a prendere la bacchetta?», ha generato un irresistibile moto d’empatia, specie presso coloro che sapevano da subito dove sarebbe finito (come al solito, a sbattere contro se stesso). La bacchetta in questione era quella con cui il conduttore de L’Aria che Tira stava illustrando la mappa del Medio Oriente: «Tutti questi Paesi stanno combattendo contro l’Iran». È a quel punto che a Bonelli è scattato il lampo di genio (al “progressista” odierno, si sa, non gli devi toccare gli ayatollah). Da lì, é stato un piano inclinato inesorabile, dritti verso l’harakiri in diretta nazionale (quel volpone di Parenzo aveva già capito tutto, tanto da caricarlo: «Può fare quello che vuole!»). Per una volta, Bonelli sente che non è la spalla di nessuno: rotea la bacchetta come un inverosimile guerriero della Ztl, dà perfino un buffetto paternalistico al conduttore, e comincia la lezione. Dapprima a colpo sicuro: «Siria, al-Shara’, sa chi é? Era di Al-Qaeda, tagliava le gole...», col tono di chi è costretto a spiegare ovvietà. «Dopodiché, Arabia Saudita...», e qui è facile sia la localizzazione (è al centro della cartina proiettata) sia l’intemerata (“pena di morte per apostasia...”).






