PADOVA - L'ipotesi è quella di un agguato in piena regola: intimidatorio più che punitivo. Come a dire che, a quel punto, la misura era colma e non si poteva andare oltre. Il motivo? La droga, dalla spartizione delle piazze dello spaccio ad un debito non pagato. Quello che è certo, ed è ciò da cui gli agenti della squadra mobile diretti dalla vicequestore Immacolata Benvenuto stanno partendo per tentare di ricostruire i fatti, è che all'1 di lunedì notte un 22enne tunisino è stato circondato e aggredito da cinque persone su una panchina in piazza Dalla Vecchia, nella zona di San Filippo Neri. Lo hanno picchiato fino a farlo sanguinare (tanto che il giovane è stato portato in ambulanza in Pronto soccorso, dove ha passato la notte) e poi lo hanno lasciato lì e sono scappati prima dell'arrivo della polizia, senza dargli il colpo mortale (ed è questo che spinge gli agenti a incardinare quanto accaduto in un avvertimento) ma sparando in aria almeno due colpi di pistola, che gli inquirenti ipotizzano fosse una scacciacani.
La ricostruzione È l'1 di lunedì notte quando due ragazzi tunisini stanno camminando in piazza Dalla Vecchia. Il silenzio della notte è rotto dal rumore di un'auto che li raggiunge a forte velocità. In un amen dalla macchina scendono in cinque persone. Li accerchiano ma vanno diretti verso il 22enne, lasciando stare l'amico che arretra di qualche passo e resta inerme a fare da spettatore al pestaggio del ragazzo con il quale condivideva la serata. Calci, schiaffi, pugni mettono ko il 22enne che resta su una panchina con solo la forza di respirare. La frenata dell'auto, le grida d'aiuto della vittima e le urla degli aggressori hanno come risultato quello di richiamare l'attenzione dei residente della zona che si affacciano dai balconi e dalle finestre e danno l'allarme al 113. Quando però un equipaggio della volanti della polizia arriva in piazza Dalla Vecchia, lì c'è solo il 22enne tramortito. Niente carnefici, nemmeno il suo amico. Il ragazzo, in attesa dell'ambulanza, racconta quanto accaduto senza dare collegamenti né fornire alla polizia una traccia sulla quale muoversi. Sono gli agenti che, interrogata la banca dati, scoprono i suoi precedenti per reati alle persone, come aggressioni e rapine. Nulla che lo collega apertamente allo spaccio, ma le modalità dell'agguato portano subito gli agenti a ipotizzare di seguire quella strada.Le indagini Nel lavoro a ritroso, i poliziotti sono partiti dall'analisi delle telecamere di sicurezza della zona di San Filippo Neri, in cerca di qualcosa che possa dare un'indicazione certa degli aggressori, come la targa della macchina o i volti ripresi dalle videsorveglianza. Poi le testimonianze: della vittima, del suo amico e dei tanti che hanno assistito alla scena e hanno chiamato in soccorsi. In tanti, poi, hanno raccontato di aver sentito dei colpi di pistola in aria, esplosi mentre la macchina era già in fuga dalla polizia.






