C’era chi invece di notificare atti importanti per i cittadini andava all’outlet a fare shopping e c’era chi strisciava il tesserino, si metteva formalmente in “servizio esterno” per andare a pesca o a coltivare l’orto di casa. Dopo l’operazione di metà giugno la guardia di finanza ha scoperto altri 14 furbetti del cartellino annidati fra i messi comunali e la partecipata Reset.

Questa mattina sono scattate altrettante misure cautelari dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e della sospensione dal lavoro fino a tre mesi firmate dal gip su richiesta della procura di Palermo. I militari del nucleo di polizia economico finanziaria guidati dal colonnello Carlo Pappalardo le hanno notificate a 5 dipendenti del Comune di Palermo con mansioni di “messo notificatore” e a 9 addetti della società partecipata dal medesimo Ente locale impiegati come giardinieri.

I reati contestati, a vario titolo, sono truffa aggravata ai danni di ente pubblico e falsa attestazione di presenza in servizio. In totale dopo mesi di indagini sono stati accertati oltre 550 episodi di assenteismo che arrivavano fino a cinque ore di lavoro al giorno dedicate ad altre attività private.

I comportamenti più gravi, che hanno creato danni diretti ai cittadini per la mancata notifica di atti importanti e urgenti, sono stati quelli dei cinque messi notificatori del Comune che dopo aver timbrato regolarmente l’inizio del turno di lavoro e l’uscita dagli uffici per “servizio esterno” tornavano a casa a dormire, raggiungevano i familiari in outlet e centri commerciali o trascorrevano ore al bar, in centri scommesse e mercatini rionali, attestando, in più occasioni, di aver esperito tentativi di notifica di atti in realtà non eseguiti.