Nella giornata di oggi la polizia ha dato la custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Nola, su richiesta della Procura della Repubblica, a sei persone, di età compresa tra i 21 e 61 anni. Tutti gli indagati sono fortemente sospettati di far parte di un'associazione a delinquere (una banda organizzata) nata per commettere reati contro il patrimonio. Tra questi reati ci sono diverse truffe ai danni di persone anziane, che hanno fatto guadagnare ingiustamente al gruppo circa 500mila euro.

Napoli, spari a Montesanto: l'uomo col mitra in azioneQuesto provvedimento riassume i risultati di un'indagine nata per contrastare un gruppo di criminali. Questa banda, che aveva la sua base operativa nella provincia di Napoli, era dedita a fare truffe ai danni di persone anziane in diverse città e zone d'Italia.L'indagine, fatta dalla Squadra Mobile di Napoli e guidata dalla Procura della Repubblica di Nola, ha permesso di scoprire un metodo preciso e collaudato che la banda usava sempre per fare le truffe. In breve, le vittime (tutte persone anziane tra i 74 e i 97 anni) venivano chiamate sul telefono di casa da una persona che si presentava come un "maresciallo". Questo finto carabiniere diceva all'anziano che un suo parente stretto aveva causato un incidente stradale con un'auto senza assicurazione e che, nell'incidente, una persona era rimasta ferita gravemente.Napoli, controlli ai concerti al Maradona: sequestrati gadget falsi e drogaIn molte circostanze, per aumentare ulteriormente la pressione psicologica sull'anziano offesa, veniva riferito che la vittima del sinistro era un bambino e che era stato trasportato d'urgenza in ospedale, oppure che la vittima era una donna in stato di gravidanza, in grave pericolo di vita.Dopo aver spaventato e messo sotto pressione l'anziano, il finto maresciallo spiegava che l'unico modo per evitare l'arresto del parente era pagare subito i danni alla persona ferita nell'incidente. Con questo inganno, i truffatori convincevano la vittima a consegnare i soldi che aveva in casa o a dare via i propri gioielli.Montesanto, incubo clan: «Killer armati di mitra», raid di giorno tra la follaInoltre, per tutta la durata della truffa, i truffatori tempestavano la vittima di telefonate, chiamando sia sul telefono di casa che sul cellulare. Queste telefonate duravano più di un'ora e continuavano anche dopo che i soldi erano già stati presi. Facendo così, i truffatori volevano raggiungere due obiettivi fondamentali: mantenere il controllo psicologico totale sull'anziano e impedirgli di telefonare ad amici o parenti, evitando anche che potesse chiamare la polizia. Bisogna specificare che questo provvedimento è una misura provvisoria presa durante la fase delle indagini; contro di essa si può fare ricorso. Le persone coinvolte sono ancora sotto indagine e quindi vanno considerate innocenti fino a una sentenza definitiva di condanna.