Una mamma che perde le figlie, perché in passato ha scelto la strada sbagliata: quella della tossicodipendenza, del degrado. Ma adesso, dopo che le bambine, ora diventate ragazzine, sono state adottate, ha scoperto di avere ancora poco tempo da vivere e ha un unico desiderio che la sveglia al mattino e l’accompagna a dormire la notte: rivederle un’ultima volta.
La donna ha una malattia terminale, sostiene di avere cambiato vita da tempo ed essere uscita dal tunnel della dipendenza. Ha inviato un’istanza al Tribunale minorile per chiedere un incontro protetto con le figlie che non vede e non sente da anni. Nelle scorse settimane, il pugno nello stomaco: i giudici hanno detto di no. Nell’ordinanza si legge che, «pur prendendo atto umanamente della situazione drammatica in cui versa la madre, non si ritiene opportuno un riavvicinamento con le minori, in quanto risulterebbe pregiudizievole per le stesse». L’istanza è stata quindi rigettata.La prima decisione dei giudici risale al 2019 e, oltre alle bambine, riguarda anche i fratelli, ora quasi maggiorenni: «I minori vivono in una condizione di disagio sia per le precarie condizioni abitative, sia per la condotta del padre, connotata da violenza, alla quale i minori presumibilmente hanno assistito. È opportuno sia sospendere i genitori dall’esercizio della responsabilità genitoriale, sia collocare i minori in casa famiglia». Gli assistenti sociali sottolineano che una mattina una delle bimbe è stata trovata per strada da sola, che la famiglia vive in condizioni di disagio e che il padre ha numerosi precedenti penali.Le figlie avrebbero assistito a un violento litigio, al termine del quale il padre avrebbe malmenato la madre, circostanza negata dalla donna, che aveva invece parlato di un’incomprensione. Nella relazione successiva si legge che «i bambini si sono affidati tranquillamente alle assistenti sociali, è stato loro spiegata la motivazione dell’allontanamento e hanno recepito, mostrando consapevolezza della situazione a casa». I piccoli hanno aggiunto «che la madre lavorava, a volte di notte, e a volte anche il padre lavorava di notte». Le bambine «hanno salutato i genitori senza piangere e si sono staccate da loro senza indugio, erano socievoli e spigliate».Le maestre avevano invece parlato di «discontinuità rispetto a pulizia e cura del vestiario», di assenza di diverso materiale scolastico, di ritardi nell’ingresso, «molte volte non hanno le merende o dicono che non hanno fatto colazione». Nel periodo in casa famiglia, sono stati consentiti contatti e telefonate con i genitori.Poco tempo dopo, nell’istanza con cui veniva chiesta la revoca del provvedimento di sospensione della potestà genitoriale, il legale scriveva che «i minori non hanno mai subito privazioni. Con grandi difficoltà i genitori hanno sempre cercato di fare il meglio per i piccoli. Hanno sempre fatto fronte alle loro esigenze di vita quotidiana, dimostrando impegno e spirito di sacrificio». E ancora: «I minori cercano insistentemente i genitori, che hanno già avuto modo di incontrare i figli e che hanno, inoltre, una rete di familiari che li può aiutare». Il provvedimento, però, era stato confermato: «I genitori, ascoltati in Tribunale, negavano ogni rilievo relativo ai bambini e alle condizioni della casa. I minori evidenziano disagi».Dopo le relazioni degli assistenti sociali, il Tribunale aveva aperto il procedimento per dichiarare lo stato di abbandono. Per quanto riguarda le bambine, dopo che le piccole sono state adottate, i genitori hanno chiesto di poter visionare il fascicolo. Nel frattempo, però, la situazione è cambiata. Nell’ultima istanza inviata al Tribunale, gli avvocati Alessandro Pace e Alessia Gemini, che assistono la madre, scrivono che «è sopraggiunto un peggioramento delle condizioni di salute della madre, la quale è venuta a conoscenza che non le resta, purtroppo, molto tempo da vivere. Si è delineato un quadro terminale, con aspettative di vita pari a zero, e la ricorrente formula quale ultimo desiderio quello di poter rivedere le figlie prima di morire».E ancora: «La richiesta non è diretta a mettere in discussione il percorso adottivo, ma esclusivamente a consentire, in via eccezionale e irripetibile, uno o più incontri protetti, con la supervisione dei servizi sociali e del tutore», e con la collaborazione della famiglia adottiva. Una richiesta che è stata respinta.«Riteniamo questo diniego estremamente grave e in contrasto con le norme a tutela del superiore interesse del minore e del diritto alla vita familiare - hanno dichiarato gli avvocati Pace e Gemini - Riteniamo, inoltre, che non sia stata adeguatamente considerata l’opinione delle minori, che non ci risulta siano state consultate, né che sia stato svolto un serio esame, con l’ausilio di esperti, sull’effettivo pregiudizio che uno o pochi incontri protetti avrebbero potuto arrecare». E ancora: «Si è scelta la strada più radicale: impedire qualsiasi contatto, perfino davanti alla morte imminente della madre. Ci chiediamo come potranno reagire un domani queste ragazze sapendo che un Tribunale ha deciso di non permettere loro un ultimo saluto alla madre, nonostante la sua richiesta disperata di vederle prima di morire. È una domanda che non riguarda solo questa famiglia, ma la coscienza dell’intero sistema di giustizia minorile, che a nostro avviso negli ultimi tempi sta mostrando limiti sempre più evidenti».






