Professionisti nel loro settore, avevano messo su una vera e propria impresa (criminale) tesa all’appropriazione indebita - e a volte anche al furto - di macchine da lavoro e mezzi da cantiere, che venivano poi rivenduti in Arabia Saudita e Libia. Un’attività fruttosa, interrotta grazie alla professionalità degli investigatori della squadra di polizia giudiziaria della Polstrada, che hanno smascherato la banda e ottenuto, per i vertici, l’emissione di sei misure cautelari.
L’indagine ‘Benna’ è partita a ottobre scorso e ha preso le mosse da un sequestro effettuato il marzo precedente al porto di Ravenna, dove due mezzi – affittati a Vicenza sulla carta per un cantiere di Bomporto – stavano per essere imbarcati, con matrici cambiate e bolle contraffatte, verso l’Arabia Saudita. Un lavoro di ‘maquillage’ effettuato in un capannone di San Lazzaro e che aveva insospettito i proprietari: di qui la segnalazione. I poliziotti, con attività tecniche e servizi di osservazione e pedinamento, hanno ricostruito chi si celava dietro la spedizione e, partendo da questa, hanno ricostruito il modus operandi collaudato utilizzato dal sodalizio, con ruoli e compiti ben delineati.
Il meccanismo era semplice, ma rodato: gli indagati affittavano, attraverso società fittizie, i mezzi da ditte di noleggio del centro nord; poi, dopo averli movimentati un po’ nei pressi di cantieri reali per non creare sospetti, staccavano il gps e modificavano le matrici. Infine, creavano delle bolle con i dati falsificati e, con l’aiuto di un autotrasportatore di Chieti, anche lui indagato, li facevano arrivare nei porti di Ravenna e Civitavecchia, da cui partivano alla volta dei paesi arabi.













