La difficile strada per la verità
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L’indagine ‘Benna’ della Polstrada di Bologna: i macchinari venivano affittati e infine mai resi. Tra i 17 indagati anche un 35enne di Correggio che curava i rapporti con le ditte consenzienti.
Professionisti nel loro settore, avevano messo su una vera e propria impresa criminale tesa all’appropriazione indebita – e a volte anche al furto – di mezzi da lavoro e da cantiere, che venivano poi rivenduti in Arabia Saudita e Libia. Un’attività smascherata dalla Polstrada che ha portato all’emissione di sei misure cautelari. L’indagine ‘Benna’ è partita a ottobre scorso da Bologna da un sequestro nel marzo precedente al porto di Ravenna, dove due mezzi stavano per essere imbarcati, con matrici cambiate e bolle contraffatte, verso l’Arabia Saudita. Un lavoro di ‘maquillage’ effettuato in un capannone di San Lazzaro e che aveva insospettito i proprietari, che avevano segnalato tutto. Da qui è stato ricostruito il modus operandi del sodalizio, con ruoli e compiti ben delineati. Gli indagati affittavano, tramite società fittizie, i mezzi da ditte di noleggio del centro nord; poi, dopo averli movimentati un po’ in veri cantieri per non creare sospetti, staccavano il gps e modificavano le matrici. Infine, creavano delle bolle coi dati falsificati e, con l’aiuto di un autotrasportatore di Chieti (pure lui indagato), li portavano nei porti di Ravenna e Civitavecchia, da cui partivano per i Paesi arabi. Diciassette gli indagati, otto anche per associazione a delinquere: alla testa due 40enni – un bolognese e un modenese – titolari di imprese del settore e pregiudicati per reati specifici. Con loro, un socio 35enne di Correggio: curava tutte le comunicazioni del gruppo, monitorava le offerte commerciali provenienti dai noleggi, trovava le ditte consenzienti per la stipula dei contratti e per la predisposizione della false denunce di furto finali. Perché, quando i noleggiatori chiedevano conto dei loro mezzi, la banda fingeva fossero stati rubati loro (da qui l’ulteriore accusa di simulazione di reato). A fare da tramite tra sodalizio e acquirenti arabi, un egiziano residente a Roma. Nei mesi di indagine, sequestrati 19 mezzi. La vendita avrebbe fruttato 1,8 milioni di euro. Undici le vittime. Gli indagati, già sottoposti a interrogatorio di garanzia, rispondono a vario titolo di appropriazione indebita, furto, ricettazione e riciclaggio di veicoli industriali, falso documentale, materiale e ideologico. Per sei di loro, disposti i domiciliari.













