FRIULI VENEZIA GIULIA - Un mercato del lavoro che invecchia, salari che perdono potere d'acquisto, contratti sempre più precari e una dinamica demografica che rischia di mettere in crisi l'intero sistema economico e sociale del Friuli Venezia Giulia. È il quadro tracciato dal report Ires presentato ieri a Udine dal ricercatore Alessandro Russo e dal segretario generale della Cgil Fvg Michele Piga, che parlano apertamente di "scenario critico" e di "urgenza politica".

Il primo allarme riguarda la demografia. Russo ricorda che «nei prossimi 25 anni la popolazione in età lavorativa potrebbe diminuire di quasi 120 mila unità», mentre già oggi il saldo naturale è fortemente negativo: nel 2025 le nascite sono state poco più di 6.600, a fronte di oltre 14.400 decessi. A questo si aggiunge l'emigrazione dei giovani: «Negli ultimi dieci anni sottolinea il saldo migratorio con l'estero dei cittadini italiani è stato negativo per 12.400 unità, e il 70% di chi parte ha meno di 40 anni». Un impoverimento diretto del capitale umano regionale. Il mercato del lavoro riflette questa trasformazione: gli over 50 rappresentano ormai oltre il 43% degli occupati, mentre gli under 30 sono appena il 6,7%. «La crescita dell'occupazione degli ultimi anni spiega Russo è stata trainata quasi esclusivamente dagli over 50, mentre la fascia 35-49 anni continua a ridursi». Parallelamente aumentano i contratti più fragili: nel 2025 le assunzioni a tempo indeterminato sono calate del 4%, quelle a termine del 3,6% e l'apprendistato del 10,3%. Crescono invece stagionali e intermittenti, soprattutto nel turismo, dove le retribuzioni medie non superano gli 11.300 euro annui. I numeri ci dicono in sostanza che mentre gli occupati sono sostanzialmente stabili, è la composizione è ad essere cambiata. E a crescere è soprattutto l'occupazione povera. Il nodo salariale è l'altro fronte caldo. Tra il 2019 e il 2024 il potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti è sceso del 5,8%, eroso dall'inflazione e dalla diffusione dei rapporti precari. «È un dato che incide sull'attrattività del territorio e sulla vita delle persone», afferma Piga. «Dal 2019 al 2026 abbiamo perso il 6% di potere d'acquisto: è un'emergenza sociale oltre che economica».A pesare sono anche i divari interni: le donne guadagnano in media un terzo in meno degli uomini, gli extracomunitari oltre il 30% in meno dei cittadini Ue, non dimenticando i giovani che percepiscono un salario d'ingresso piuttosto basso. Sul fronte industriale, la Cgil richiama l'attenzione sulle tensioni globali e sulle crisi aperte in regione. «La vicenda Electrolux è solo la punta dell'iceberg», avverte Piga che ricorda anche la vertenza StarTech. «Si sommano rallentamenti nell'edilizia, difficoltà nella meccanica e un clima internazionale segnato da guerre, dazi e costi energetici in aumento». Per il sindacato serve una strategia industriale chiara: «Il manifatturiero resta il settore che più garantisce stabilità e salari dignitosi. Senza politiche industriali nazionali e regionali rischiamo di perdere pezzi fondamentali della nostra economia». Da qui le richieste alla politica: investire su energia e infrastrutture, rafforzare le competenze, riformare le politiche migratorie in chiave inclusiva e affrontare il tema salariale. «Non possiamo permetterci di trattare l'immigrazione in termini propagandistici insiste Piga perché il 15% dei lavoratori del Fvg è straniero e il loro contributo è essenziale». Sul pubblico impiego, dove un dipendente su due ha più di 50 anni, la Cgil chiede «politiche del personale adeguate e investimenti negli appalti, a partire dalla sanità». «Siamo davanti a un bivio», conclude Piga. «Demografia, salari e crisi industriali non sono fenomeni separati».