<p>Prendiamo le mosse da un punto di partenza abbastanza rivoluzionario.
O, almeno, alquanto in controtendenza rispetto a un diffuso comun sentire: dopo decenni di vulgata sulla centralità delle piccole e micro imprese, la realtà ha (ri)preso il sopravvento e si scopre che, al contrario, «grande è bello».
Secondo il 18° rapporto annuale «Economia e finanza dei distretti industriali» di Intesa Sanpaolo cresce infatti in Italia l'importanza delle aziende di maggiori dimensioni, dove si concentra il 60% del fatturato dei distretti.
Inoltre: le imprese cosiddette «champion», ossia quelle più attive, innovative e dinamiche a livello globale, sono il 7% del totale; gli investimenti del 2026 sono massicciamente puntati su autoproduzione di energia pulita, intelligenza artificiale e cybersecurity e il necessario riposizionamento competitivo passa sì per la ricerca di nuovi mercati di sbocco, ma anche e soprattutto per la difesa della presenza italiana sull'indispensabile mercato americano (centralissimo anche per l'export top quality siciliano).</p><p>Tiene l'export</p><p>Nel triennio 2023-2025 (turbolento dal punto di vista dello scenario internazionale) i distretti industriali italiani e meridionali sono riusciti a proteggere la propria competitività, sicuramente elevata, grazie alla sostanziale tenuta delle esportazioni (+0,9%).







