Quindici indagati tra imprenditori, tecnici e professionisti, 162 unità immobiliari sequestrate per un valore complessivo stimato in circa 30 milioni di euro. È il nuovo capitolo dell'inchiesta sulla cosiddetta “lottizzazione Schiavone” di località Madama Vincenza, condotta dai carabinieri della Compagnia di Aversa e coordinata dalla Procura di Napoli Nord, che aveva già portato agli arresti degli ex sindaci di Teverola Biagio Lusini e Tommaso Barbato, nell'ambito dell'attività investigativa più ampia su un presunto sistema corruttivo legato al rilascio dei permessi edilizi. Le consulenze tecniche di cui si è avvalsa la Procura avrebbero evidenziato una presunta lottizzazione abusiva, sia sotto il profilo materiale sia sotto quello negoziale. L'area, costituita da otto lotti, sarebbe stata trasformata attraverso il frazionamento dei terreni originariamente appartenenti a un unico proprietario e la successiva cessione a diversi soggetti, con la realizzazione di un nuovo quartiere residenziale.
Mondragone, aggredisce l'ex compagna in hotel: arrestato 53enneIeri i carabinieri hanno eseguito il decreto di sequestro preventivo disposto dal gip Dario Berrino per gli immobili realizzati nel comparto sud-est della zona che fino a pochi anni fa si presentava come agricola. Tra gli indagati, da ritenersi presunti innocenti fino a sentenza definitiva (avranno la possibilità di difendersi e dimostrarsi estranei alle accuse), figurano nomi già coinvolti nella prima fase delle indagini: il tecnico Gennaro Pitocchi, i responsabili dell’ufficio tecnico di Teverola Alessandro Pisani e Davide Vargas, il proprietario dell’area lottizzata Pasquale Schiavone, il costruttore Angelo Morra. A questi si aggiungono l’imprenditore teverolese Leandro Badile, il tecnico Gabriele Costanzo (attuale consigliere di maggioranza a Trentola-Ducenta), Salvatore Lusini (figlio dell’ex sindaco Biagio), Beniamino De Floris e Maria Letizia Corvino (familiari dell’ex assessore Pasquale De Floris, che era finito inizialmente nell’inchiesta), Cristina Morra (figlia dell’imprenditore Angelo), Luigi Franzese, Nicola Grassia, Michele Braco e Carmela Oliva.LE CONTESTAZIONI Tra le contestazioni degli inquirenti ci sono anche presunte violazioni della fascia di rispetto della linea ferroviaria Caserta-Villa Literno. Secondo i magistrati, alcuni edifici e opere accessorie sarebbero stati realizzati entro i trenta metri previsti dalla normativa senza la preventiva autorizzazione di Rete ferroviaria italiana. In particolare, il lato a sud dell’area confina con la linea ferroviaria per un fronte della lunghezza di circa 200 metri ed è qui che sono state realizzate opere di sostegno, l’intera viabilità di collegamento tra i diversi lotti e i relativi sottoservizi di rete, oltre i muri di recinzione e le aree esterne di cinque lotti. Per verificare l’esistenza dell’autorizzazione, gli inquirenti si sono rivolti a Rfi, che ha messo nero su bianco che le opere, pur ricadenti nella fascia di rispetto, risultano prive di nullaosta. Vengono inoltre contestate irregolarità nella progettazione e nella realizzazione di alcuni fabbricati: tra le più rilevanti del decreto quella relativa al piano sottotetto. Per il regolamento urbanistico poteva essere previsto solo come volume accessorio mentre nei progetti approvati avrebbe assunto le caratteristiche di un ulteriore livello dell'edificio, determinando un aumento del numero dei piani e della volumetria.Il focus, tuttavia, non è solo sui singoli permessi di costruire, ma sull'intero disegno urbanistico. Gli investigatori ritengono che le opere siano state realizzate in maniera unitaria, attraverso la costruzione coordinata di fabbricati, strade, rete fognaria, impianti idrici ed elettrici. Proprio la presenza di queste opere comuni viene indicata come uno degli elementi che configurerebbero la presunta lottizzazione abusiva. Alcuni immobili erano stati già sequestrati nell’ambito dell’iniziale attività investigativa e il Tribunale del Riesame aveva annullato il sequestro in relazione all’ipotesi di corruzione, non pronunciandosi in ordine all’ipotesi di abuso edilizio. Negli ultimi mesi, i carabinieri hanno più volte fatto accesso all’ufficio tecnico del Comune di Teverola per prelevare i faldoni relativi ai permessi a costruire rilasciati negli anni.IL PRECEDENTE L'inchiesta riporta inevitabilmente alla memoria quanto accaduto a Orta di Atella, dove numerose abitazioni vennero realizzate sulla base di permessi di costruire poi ritenuti illegittimi, con il conseguente sequestro degli immobili e le pesanti conseguenze per centinaia di famiglie che avevano acquistato casa in buona fede. Anche a Teverola, dietro il provvedimento cautelare, ci sono decine di acquirenti che avevano investito i risparmi di una vita per acquistare un appartamento. La vicinanza con Aversa, i collegamenti stradali e i prezzi più accessibili avevano trasformato località Madama Vincenza in una delle zone più richieste da giovani coppie e famiglie. Oggi le belle case realizzate si presentano come un’oasi in un deserto di servizi e infrastrutture.







