Nuove analisi sui denti degli ominidi Homo naledi non trovano marcatori maschili: le grotte Rising Star, in Sudafrica, potrebbero custodire solo femmine
©University of the Witwatersrand, Johannesburg
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Una grotta stretta, troppi corpi ugualiI denti ritrovatiIl salto più difficile dalla biologia al ritoUna scoperta che pesa oltre Homo naledi
A volte basta un dente, neanche intero, per far saltare una fila di certezze messe lì con pazienza per anni. Nel caso di Homo naledi, il piccolo parente estinto dell’uomo moderno trovato nel sistema di grotte Rising Star, in Sudafrica, i denti sono diventati ventitré. Ventitré frammenti di smalto, appartenenti ad almeno venti individui, analizzati con una tecnica capace di leggere proteine antichissime senza massacrare reperti che valgono più di qualunque vetrina museale. Il risultato, pubblicato su Cell il 24 giugno 2026, ha quella qualità fastidiosa delle scoperte serie: apre una porta e subito dietro ne mostra altre dieci chiuse. Nei campioni studiati i ricercatori hanno trovato proteine legate al cromosoma X, mentre non hanno rilevato Amelogenin-Y, il marcatore proteico normalmente associato al cromosoma Y maschile. Tradotto senza troppi ricami: tutti gli individui analizzati potrebbero essere biologicamente femmine.








