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In Bosnia Erzegovina la nomina di una figura centrale per il paese – l’Alto Rappresentante – sta facendo litigare Stati Uniti e alcuni paesi europei. È una storia complicata, che riguarda una carica eccezionale nella politica internazionale, perché con quelle caratteristiche esiste praticamente solo in Bosnia Erzegovina; ed è una storia che mostra le conseguenze provocate da cambi politici repentini adottati da Donald Trump durante il suo secondo mandato da presidente degli Stati Uniti.

L’Alto Rappresentante è un incarico che fu istituito nel dicembre del 1995 per assicurare che le condizioni stabilite dagli accordi di pace di Dayton fossero rispettate. Gli accordi di Dayton sono quelli che misero fine alla guerra in Bosnia Erzegovina e che crearono il complicato sistema post-bellico che regola ancora oggi il paese, con il riconoscimento di tre entità territoriali: la Federazione croato-musulmana, abitata principalmente da bosgnacchi, cioè bosniaci musulmani, e croati; la Republika Srpska, abitata principalmente da serbi bosniaci e governata da politici nazionalisti che minacciano di staccarsi dalla Bosnia Erzegovina; e infine, il distretto autonomo di Brčko.

L’Alto Rappresentante è un’eccezionalità perché continua a esercitare il potere da oltre trent’anni e perché il suo campo d’azione è molto ampio, anche se ora parzialmente in declino: può prendere decisioni che hanno valore di legge e in passato ha cambiato la Costituzione e rimosso politici da incarichi istituzionali perché si opponevano alle sue decisioni, perché avevano idee separatiste, o ancora perché erano indagati per corruzione ma rifiutavano di dimettersi.