Lo stallo sulla nomina del nuovo Alto Rappresentante in Bosnia-Erzegovina va oltre una semplice partita diplomatica. La candidatura italiana di Antonio Zanardi Landi diventa il riflesso delle tensioni tra Europa e Stati Uniti e un test per la credibilità transatlantica di Roma
Per bloccare un candidato italiano ritenuto troppo vicino a Washington, alcuni alleati europei hanno finito per affidare la guida ad interim dell’Ufficio dell’Alto Rappresentante della Bosnia-Erzegovina proprio a un funzionario del Dipartimento di Stato americano. È uno di quei paradossi diplomatici che valgono più di molte dichiarazioni ufficiali.
La decisione del Peace Implementation Council (PIC) di nominare l’americano Louis J. Crishock, vice di Christian Schmidt all’Office of the High Representative (OHR), come Acting High Representative, rinviando ancora una volta la scelta del successore di Christian Schmidt, rappresenta il sintomo di questa difficoltà. Più che risolvere il problema, lo congela. Il mandato di Crishock scade formalmente il 14 luglio, ma l’assenza di un accordo tra i membri del PIC rende possibile il protrarsi di una soluzione nata come temporanea. Nel frattempo, un’istituzione centrale per l’equilibrio della Bosnia-Erzegovina resta sospesa in una fase di incertezza che rischia di indebolirne la stessa autorevolezza.














