Nel periodo delle vacanze estive è abbastanza facile trovare sui social media content creator che condividono consigli su come preparare i bagagli. Ognuno ha una propria idea su cosa sia indispensabile e su come sistemarlo per ottimizzare lo spazio a disposizione, e molti partono dal presupposto che l’unico criterio coinvolto sia un principio di razionalità. Ma non è sempre così: il più delle volte i bagagli delle vacanze sono un compromesso imperfetto e personale tra vari princìpi che regolano i comportamenti umani.

Uno di questi è la cosiddetta “avversione alla perdita”, un concetto noto nelle scienze economiche e comportamentali, proposto nel 1979 dal famoso psicologo Daniel Kahneman e dal suo collega Amos Tversky. È una normale distorsione cognitiva per cui, di fronte alla prospettiva di perdere o di guadagnare una certa cosa, le persone trovano circa due volte più spiacevole la perdita che piacevole il guadagno: se trovare 100 euro in una tasca di un vecchio abito è piacevole 1, per esempio, perderli dalla tasca camminando è spiacevole 2.

Ne consegue che valutiamo di più un bene quando ne siamo proprietari rispetto a quando non lo siamo: è il cosiddetto effetto dotazione. Applicando questo principio al caso della preparazione dei bagagli, già il fatto di possedere qualcosa la fa sembrare importante e preziosa: lasciarla fuori equivale a una perdita immediata, anche se provvisoria. Ed è per questo motivo che il desiderio di non dover rimpiangere un certo vestito, cappello o paio di scarpe spesso influenza le scelte più del desiderio di trasportare un bagaglio maneggevole e leggero.