L’accordo quadro Israele-Libano firmato venerdì sera è certamente un passo importante e significativo, ma la strada per la sua implementazione è ancora lunga, come ha notato Marco Rubio, segretario di Stato degli Usa. Giovedì sera le trattative a Washington parevano a un punto morto, ma grazie alla spinta di Rubio sono state prolungate di un giorno e al termine si è arrivati alla firma, da parte degli ambasciatori israeliano e libanese, un fatto significativo tra due paesi ufficialmente ancora in guerra. Ma se si guarda con attenzione al testo integrale dell’accordo, pubblicato dal Times of Israel, i fattori di interesse emergono ancora più chiaramente.
Il primo elemento è che non si parla solo di una tregua, ma i due paesi dichiarano “la loro ambizione a porre fine al conflitto tra loro, garantire la sovranità e la sicurezza di entrambi i paesi e instaurare relazioni di buon vicinato tra di essi, inclusa la cessazione di ogni azione ostile o avversa nelle sedi politiche o giuridiche internazionali, e di impegnarsi a lavorare per la ricerca e la restituzione delle spoglie e per il rilascio dei detenuti. Al termine dell’Accordo, “i due governi si impegnano a procedere in buona fede fino al raggiungimento di una pace globale e duratura, che ponga fine a decenni di conflitto e porti sicurezza e stabilità e prosperità ai popoli di Israele e del Libano”. L’obiettivo finale è quindi quello di un vero e proprio trattato di pace, che estenderebbe l’arco degli Accordi di Abramo.










