Genova – Uno dei dubbi che la Procura ha chiesto di fugare ai poliziotti della squadra mobile in tempi molto stretti è tra i più inquietanti: bisogna capire se dietro i due episodi vi sia una vera e propria regia o semplicemente qualche personaggio che ha partecipato a entrambi. Nel frattempo si scopre che al primo raid hanno preso parte almeno 40 persone e fra loro c’erano alcuni minorenni, già identificati dalle forze dell’ordine. Il primo blitz Sono queste le novità più importanti che emergono dall’inchiesta sulle due spedizioni punitive avvenute nella notte fra il 15 e il 16 giugno scorsi a Pianderlino, appunto sulle alture di San Fruttuoso, e quattro giorni dopo a Quinto, nel levante della città. Nel primo caso decine di persone, con caschi e armate di bastoni, si sono avventate su un gruppo di 4-5 nordafricani che stavano aspettando il passaggio del bus. Tutti sono riusciti a fuggire tranne uno, picchiato selvaggiamente (21 giorni di prognosi) e salvato da un autista Amt, che ha dato l’allarme. All’origine del blitz, hanno appurato gli inquirenti scandagliando vari social network e raccogliendo almeno un paio di testimonianze decisive, dovrebbe esserci l’insofferenza d’una parte del quartiere nei confronti degli ospiti d’una struttura per giovani immigrati che si trova nelle vicinanze: sarebbero stati protagonisti di preoccupanti episodi di criminalità, alcuni dei quali hanno trovato riscontro negli approfondimenti di polizia e carabinieri mentre altri si sono rivelati vere e proprie fake news, che hanno tuttavia alimentato un circolo vizioso. Va comunque ricordato che la vittima del pestaggio non faceva e non fa parte del centro nel mirino dei residenti, ma aveva trascorso la serata in quella zona con alcuni coetanei che invece vi dimorano. Il bis a Quinto e i dubbi Sabato 20 a Quinto invece, dov’è nuovamente finito nel mirino un gruppo di minori stranieri non accompagnati ospite d’una struttura della zona, l’aggressione è stata preceduta da una maxi-rissa, con l’impiego di bastoni, coltelli, lanci di fumogeni e bottiglie e la partecipazione d’una ventina di persone. Gli inquirenti non escludono un regolamento di conti legato all’episodio precedente, ma neppure che l’assalto sia scaturito ex novo da un meccanismo di emulazione. I nomi dei primi indagati, sebbene sul caso venga mantenuto un notevole riserbo dalla magistratura, potrebbero già essere stati iscritti. Alcune delle persone identificate, fra loro come premesso diverse d’età inferiore ai diciott’anni, sono note per violenze di strada.
Raid punitivi a Genova, l’ombra di una regia. “Nel primo erano in 40, fra loro anche minorenni”
Le indagini sulle spedizioni punitive contro minori stranieri non accompagnati avvenute a pochi giorni di distanza sulle alture di San Fruttuoso e a Quinto. Pr…






