GENOVA. Qualche notte fa era accaduto a un capolinea del bus in una zona popolare sulle alture della città, Pianderlino. Sabato sera sul lungomare di Quinto, nel più agiato levante, per puro caso poco distante dalla casa dove abita la stessa sindaca Silvia Salis. Due episodi simili, seppur non identici, che hanno alzato il livello di preoccupazione sulla sicurezza a Genova. In entrambi i casi una ventina di uomini, il volto nascosto da caschi e passamontagna, armati di spranghe, si sono scagliati contro un gruppo di giovanissimi, molti dei quali minori stranieri non accompagnati. Due feriti, una manciata di denunce e altrettante identificazioni. Ma dalla fine di maggio, a partire dall’omicidio di un senza fissa dimora in pieno centro, la cronaca nera è diventato terreno di scontro tra la giunta Salis, che invoca l’esercito e pungola il governo sulle mancanza di strategie sull’immigrazione, e l’opposizione, che chiede dimissioni e accusa la sindaca: «Da lei solo scaricabarile». Ma tornando agli ultimi avvenimenti, quella di martedì sera a Pianderlino era stata descritta da alcuni testimoni come una ronda punitiva, circoscritta a pochi istanti. «I ragazzi della zona hanno dato una lezione a quelli del centro di accoglienza», scriveva qualcuno sui gruppi Facebook di quartiere. E in effetti la polizia, che ha avviato le indagini, ha stretto il cerchio identificando alcuni dei picchiatori come residenti con precedenti di violenza. Nell’inchiesta sono finite anche alcune fake circolate sui social e nelle quali si additavano i minori stranieri come i responsabili di alcuni furti e danneggiamenti. Sabato sera a Quinto, invece, l’aggressione è stata preceduta da una maxi rissa, bastoni, coltelli, lanci di fumogeni e bottiglie. I carabinieri non escludono un regolamento di conti legato all’aggressione precedente ma neppure che l’assalto sia scaturito ex novo da un meccanismo di emulazione. Non a caso l’assessora comunale alla Sicurezza, Arianna Viscogliosi, alla quale il centrodestra chiede un passo indietro, accusa gli avversari: «Gettare benzina sul fuoco aumenta il rischio di disordini» e poi: «Queste criticità esistevano già durante il precedente mandato ma oggi si cerca il bersaglio politico». Il presidente del municipio Levante, Federico Bogliolo, si rivolge a lei e parla di “far west”: «Abbiamo chiesto da tempo un presidio fisso di polizia nella zona dei giardini di Quinto ma non siamo stati ascoltati». A chi ha qualche capello bianco le ultime vicende ricordano, in scala minore, gli scontri del luglio 1993. Una guerriglia urbana, in una Genova commissariata. Decine di italiani organizzarono aggressioni nei confronti degli immigrati, colpevoli, secondo loro di aver diffuso spaccio e degrado nei “caruggi”. Raid e cariche di polizia si susseguirono per diversi giorni e notti.
Passamontagna, spranghe e botte. A Genova spedizione choc contro i minori stranieri
Secondo episodio in pochi giorni









