Contenuto tratto dal numero di giugno 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Dai biocarburanti alle rinnovabili, dalla robotica avanzata alla fusione a confinamento magnetico. In otto anni Eni Next, la società di corporate venture capital di Eni, ha investito più di 650 milioni di dollari in 23 startup che, con le loro tecnologie, possono contribuire alla transizione energetica dell’azienda, ridurne le emissioni, migliorarne l’efficienza e fornire soluzioni digitali d’avanguardia. Quattro di queste startup sono diventate unicorni, cioè hanno superato il miliardo di dollari di valutazione. “A guidarci negli investimenti è il principio alla base di Eni, cioè quello della neutralità tecnologica”, spiega Clara Andreoletti, ceo di Eni Next. “Non esiste un’unica soluzione per la transizione energetica: serve un mix tecnologico adattabile ad applicazioni ed esigenze diverse”.

La società ha sede a Boston e si appoggia all’ecosistema di innovazione e ricerca locale, che ruota in gran parte intorno al Mit. Gli Stati Uniti sono il mercato su cui ha puntato di più, con circa il 50% degli investimenti totali. L’Italia, con il 20%, è seconda in un portafoglio molto diversificato dal punto di vista geografico, che comprende anche “investimenti significativi in Europa e in Canada”. Questo ecosistema sarà al centro di Eni Next Day, che il 18 giugno, a Milano, metterà insieme startup, investitori e rappresentanti di istituzioni e mondo accademico.