Dietro i 40 gradi toccati in diverse città italiane e il bollettino di massima allerta sanitaria diffuso per 18 capoluoghi a fine giugno 2026, si nasconde un congegno atmosferico complesso e implacabile.
Per comprendere perché l’Europa intera oggi annaspi, avvolta in un clima ostile, occorre distogliere lo sguardo dai termometri urbani e rivolgerlo a sud, verso le distese del Sahara. È lì che nasce l’anticiclone subtropicale africano, un’ampia area di alta pressione alimentata da masse d’aria estremamente calde e secche.
Quando particolari configurazioni della circolazione lo consentono, questo gigantesco serbatoio di calore si espande verso nord, erigendo una massiccia “cupola barica” sul Nord Africa, il Mediterraneo e l’Europa meridionale.
La dinamica fisica è tanto affascinante quanto insidiosa: all’interno di tale cupola un’ampia colonna d’aria scende lentamente verso il suolo, si comprime e si riscalda ulteriormente, e inibisce la formazione di nubi bloccando ogni rimescolamento.
Si tratta di un assetto radicalmente diverso dal vecchio, più mite anticiclone delle Azzorre che, giungendo dall’oceano, garantiva stabilità senza eccessi termici. Il promontorio africano, nel suo avanzare, scorre invece su un Mediterraneo le cui acque superficiali hanno sfiorato valori prossimi ai massimi storici, caricandosi di grandi quantità di umidità.












