di
Paolo Carnevale
Il collettivo artistico folk rock milanese, già finalista a Sanremo Rock e semifinalista al San Marino Song Contest, per la selezione all’Eurovision, che intreccia storie antiche e sensibilità moderne, tradizione e sperimentazione
«Siamo dell’oste il vino, il focolare sulla spiaggia, siamo del paese l’orchestra». Così si definiscono i Lupi Mannaggia, collettivo artistico folk rock milanese, già finalista a Sanremo Rock e semifinalista al San Marino Song Contest, per la selezione all’Eurovision, che intreccia storie antiche e sensibilità moderne, tradizione e sperimentazione, tutto condito da calembour linguistici. «Siamo nati nel 2017 in forma diversa da quella attuale, perché durante la pandemia è morto il nostro fisarmonicista - spiega il frontman Cosimo Sgobio -. Cercavamo un nome che richiamasse una figura maligna ma che facesse ridere allo stesso tempo. Quindi abbiamo storpiato “lupo mannaro”. Ci siamo ispirati anche a personaggi dei fumetti come Lupo Alberto, Lupo de Lupis, per sovvertire il senso comune della figura che spaventa, del cattivo delle favole».
Il loro è un ensemble di otto elementi che include fisarmonica, violino, fiati, banjo, bouzouki, chitarre folk, cornamusa, basso e batteria. «Prendiamo ispirazione dal cantautorato italiano, in particolare da Jannacci e Gaber, di cui proponiamo alcune cover, ma anche dal folk internazionale, irlandese, balcanico», continua Gobio. «Ci piacciono i Gogol Bordello, anche se siamo meno blasfemi. In Italia, come stile, facciamo riferimento a Capossela e Mannarino. Facciamo pezzi swing, manouche, e cerchiamo di prendere il meglio dal mondo». Il repertorio alterna brani inediti e cover reinterpretate in chiave «lupesca», spaziando con disinvoltura tra l’italiano, l’inglese e vari dialetti. «Io sono nato in Puglia — spiega il 45enne cantante diplomato a teatro, al Tangram e improvvisatore con Quellidigrock — , ma vivo in zona piazzale Lotto dal 1999. Tutti i membri del gruppo sono di Milano e hinterland, con due brianzoli. Ma non siamo un gruppo dialettale, facciamo solo qualche canzone come “Ma mi” in milanese, “Faceva il palo”, “Silvano” e un nostro pezzo “Umarell”, cantato in italiano con espressioni meneghine».







